Linea Politica

Data:
8 Gennaio 2026

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LINEA POLITICA

La FLC‑CGIL (Federazione Lavoratori della Conoscenza) è la categoria del sindacato CGIL che organizza e rappresenta chi lavora nei settori della conoscenza: scuola, università, ricerca, formazione professionale, alta formazione artistica e musicale, educazione degli adulti, scuole non statali ed estere. È il sindacato di chi lavora nei settori della conoscenza: dirigenti scolastici, amministrativi, collaboratori scolastici, docenti, tecnici, ricercatori, qualunque sia il loro rapporto di lavoro pubblico o privato, a tempo indeterminato, determinato, di collaborazione e precario.

La FLC-CGIL è nata con l’intento sia di riunire tutto il ciclo della conoscenza e di rafforzare la rappresentanza dei lavoratori, sia rappresentare il punto di riferimento politico e professionale di una realtà che associa profili diversi.

PRINCIPI FONDATIVI

  • I valori della Costituzione della Repubblica Italiana: la persona, il lavoro, la dignità, la libertà e l’uguaglianza, la democrazia, l’etica e la legalità.

La persona umana:

con tutti i suoi diritti, le sue tutele e la sua dignità, intesa non come singola e isolata, ma collocata all’interno di una società con le sue dovute difficoltà, limitazioni e diseguaglianze;

con una visione dinamica non statica, in quanto la persona è inserita all’interno di un tessuto sociale, al fine di promuove sviluppo economico, sociale e culturale.

Il lavoro:

un valore chiaramente espresso nell’art. 1 della Costituzione, indispensabile in quanto consente alla persona di svilupparsi e realizzarsi, inoltre assicura a sé stesso e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art. 36) e, infine, consente di partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3). Il lavoro viene considerato come un’attività socialmente utile che, quando si tratta di attività svolta con dipendenza economica, gode di particolari protezioni (artt. 4, 35, 36, 37).

La libertà e uguaglianza:

acquista pienezza e possibilità concreta di realizzazione, solo se è congiunto al concetto di uguaglianza. L’art. 3 della Costituzione, afferma con forza il principio che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, si preoccupa dell’effettiva realizzabilità di questo valore, collegandolo direttamente ed esplicitamente all’eguaglianza. Lo fa imponendo ai futuri governanti di rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza, “impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Così si valorizza anche il principio del divieto di discriminazione, che non è accettabile per nessun motivo (né per sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali – art. 3).

La dignità:

non è solo un concetto morale, ma va intesa in un contesto assai più vasto, il lavoro non è tale, se non è “dignitoso”, nel rispetto della sicurezza, della libertà e della dignità umana (art. 41), infine la retribuzione deve garantire al lavoratore ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa (art.36).

La democrazia:

l’Italia è una Repubblica democratica (art. 1), due semplici parole che definiscono in modo netto e chiaro una scelta ed evidenziano il valore che sta alla base di tutto, ed è la democrazia, cioè la partecipazione e il contrario di ogni forma di autoritarismo. Consideriamo la democrazia il sale, è il contenuto e la finalità, una vera e propria convinzione.

L’etica:

non è immaginabile una democrazia senza etica, senza una morale ferrea, in quanto una democrazia corrotta non è democrazia. La caduta dei valori morali incide notevolmente su tutto il sistema delineato dalla Costituzione e di conseguenza ingoia, come delle sabbie mobili, la democrazia stessa.

La legalità:

che consiste non solo nel rispettare le leggi (art. 54) ma soprattutto la Costituzione. Legalità è anche il dovere di ogni cittadino di comportarsi civilmente, rispettando gli altri soggetti e gli altri valori, nonché rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto o sbagliato. 

La cittadinanza attiva:

è il valore fondamentale, perché è l’ossigeno che mantiene viva la democrazia e soprattutto è la garanzia del rispetto e dell’attuazione di tutti i valori della Costituzione, in quanto li cala nel concreto, nella vita pubblica e nella vita quotidiana.

Il civismo, il senso di cittadinanza, di appartenenza a una collettività, la partecipazione: il cittadino, non solo deve esercitare la sovranità popolare partecipando alle elezioni, ma poi deve far sentire la sua voce, partecipare al dibattito pubblico, indignarsi per le cose che non vanno, svolgere azioni concrete di volontariato.

L’individualismo, l’egoismo, il distacco e l’indifferenza non appartengono alla democrazia e, quindi, non la qualificano, inoltre non valorizzano la persona e non esaltano la sua dignità.

LA SCUOLA DEMOCRATICA, FONDATA SUI VALORI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

La scuola come organo costituzionale – un vero e proprio “organo della democrazia”, perché prepara i cittadini consapevoli, senza i quali la Costituzione resterebbe solo un testo scritto:

affermiamo che investire nella scuola significa investire nel futuro del Paese. Una scuola democratica, fondata sui valori costituzionali, è la condizione necessaria per una società più giusta ed equa, in cui ogni cittadino partecipa attivamente alla vita sociale con consapevolezza.

La Scuola è il cuore della democrazia – se funziona bene, la democrazia vive; se viene trascurata, la democrazia si indebolisce:

la Scuola è uno dei pilastri fondamentali della democrazia e svolge un ruolo essenziale nella formazione di cittadine e cittadini consapevoli, liberi e responsabili. Per questo, ribadiamo il nostro impegno per una scuola pubblica, democratica e inclusiva, ispirata ai principi e ai valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana elencati nella premessa.

La Scuola come mezzo di emancipazione – istituzione essenziale per superare l’ignoranza e le disuguaglianze. L’istruzione permette agli individui delle classi subalterne di diventare consapevoli della propria condizione e di partecipare attivamente alla vita politica e sociale:

crediamo in una scuola che garantisca uguaglianza di diritti e di opportunità, rimuovendo gli ostacoli economici, sociali e culturali che limitano l’accesso all’istruzione e il pieno sviluppo della persona, come previsto dall’articolo 3 della Costituzione. L’istruzione deve essere uno strumento di emancipazione, non di esclusione. Un sistema educativo unico e uguale per tutti, in cui si sviluppano le capacità fondamentali dell’individuo prima della specializzazione professionale. In questo modo si evita la separazione precoce tra scuole “di élite” e scuole “popolari”, permettendo anche ai più poveri e ai più capaci di emergere, evitando che il destino sociale sia deciso dalla nascita.

La Scuola pubblica, laica e libera – una scuola statale forte, autonoma da interessi politici, economici o religiosi, come presidio contro l’ignoranza e l’autoritarismo:

sosteniamo una scuola che promuova la partecipazione democratica, valorizzando il ruolo di studenti, docenti e personale scolastico nei processi decisionali, nel rispetto dei principi di libertà di pensiero, pluralismo e confronto critico. La scuola deve essere uno spazio di dialogo, non di imposizione.

La Scuola come educazione critica, non addestramento: la scuola deve formare coscienze critiche, non semplici esecutori. L’insegnamento deve sviluppare il senso civico e la responsabilità, educando alla libertà e al rispetto delle regole democratiche:

riteniamo centrale la difesa della libertà di insegnamento, della laicità dell’istruzione e del rispetto delle differenze, come elementi fondamentali per una formazione culturale e civile completa. L’educazione alla cittadinanza, alla pace, alla solidarietà e al rispetto dei diritti umani deve essere parte integrante del percorso scolastico.

Antonio Gramsci

“la scuola come strumento fondamentale per la formazione dell’uomo e per la trasformazione della società, è un luogo di formazione morale, culturale e politica, serve a creare cittadini consapevoli, capaci di pensiero critico e partecipazione attiva nella società”.

Piero Calamandrei

“la scuola è un’istituzione fondamentale per la democrazia e per la formazione del cittadino, non solo come luogo di istruzione tecnica”.

No alla scuola che addestra, no a ogni forma di indottrinamento:

Le nuove Indicazioni Nazionali, la riforma degli istituti tecnici, il proliferare degli indirizzi degli istituti professionali e il crescente carico di lavoro burocratico non rappresentano interventi isolati, ma parti di un unico disegno politico che conduce progressivamente allo svilimento della figura dell’insegnante, del ruolo del personale ATA e alla riduzione della funzione educativa della scuola pubblica.

All’insegnante viene sempre più richiesto di svolgere un ruolo meccanico e amministrativo: compilare documenti, trasmettere dati, informazioni e definizioni, adempiere con scrupolo a procedure burocratiche. Viene invece sistematicamente ridimensionata la sua funzione intellettuale e critica: quella di formare giudizi, stimolare analisi, accompagnare gli studenti nella costruzione di un pensiero autonomo. Parallelamente, lo studente viene trasformato in una passività, in un semplice recipiente di nozioni astratte, funzionali a produrre individui istruiti ma non colti, addestrati ma non consapevoli.

Il moltiplicarsi degli indirizzi negli istituti professionali viene presentato come una scelta democratica e inclusiva. In realtà, questa frammentazione non solo non riduce le disuguaglianze sociali, ma le perpetua e le cristallizza. Ogni alunno viene precocemente indirizzato verso una qualifica specifica, da manovale a figura specializzata, pronto per essere rapidamente assorbito dal mondo del lavoro. Nulla di tutto questo ha a che vedere con una scuola che metta realmente l’alunno nelle condizioni di sviluppare pensiero riflessivo, giudizio critico, personalità e identità; una scuola che accompagni la crescita cognitiva ed emotiva e favorisca la scoperta del mondo libera da pregiudizi e stereotipi.

La scuola che si sta costruendo mantiene l’illusione della democrazia, ma in realtà restringe sempre più la base sociale di coloro che, in futuro, saranno messi nelle condizioni culturali e critiche per governare. Si tratta di una selezione silenziosa, mascherata da efficienza e modernizzazione.

Le nuove Indicazioni Nazionali delineano inoltre una scuola fortemente connotata in senso nazionalistico ed eurocentrico. La scuola viene ridotta a strumento identitario, accentua le differenze anziché favorire l’intercultura, il dialogo e il confronto. Si assiste a un ritorno al passato: l’autonomia scolastica viene indebolita, l’innovazione e la ricerca-azione marginalizzate, mentre si impone un modello di scuola ideale, uniforme e standardizzato, che ignora le variabili di contesto, la professionalità dei docenti e il ruolo fondamentale di tutto il personale scolastico.

Difendere la scuola pubblica significa difendere un’idea di educazione come emancipazione, non come addestramento; come spazio critico e plurale, non come ingranaggio di un sistema economico e ideologico. Questo progetto di scuola va contrastato con forza, perché colpisce al cuore la funzione democratica dell’istruzione.

Cuneo 09/01/2026

La Segretaria Generale Provinciale

Marisa DE SIMONE

Approvato dall’Assemblea Generale FLC CGIL CUNEO nella riunione del 09/01/2026

ALLEGATI

Ultimo aggiornamento

3 Febbraio 2026, 22:52